Quando un nome a dominio diventa simbolo del valore economico dell’intelligenza artificiale.
Il mercato dei nomi a dominio ha appena registrato un passaggio di proprietà senza precedenti. Il dominio AI.com è stato venduto per la cifra record di 70 milioni di dollari, diventando ufficialmente la transazione su un nome di dominio più costosa mai resa pubblica.
L’operazione vede come protagonista Kris Marszalek, co-fondatore e CEO dell’exchange Crypto.com, che ha sborsato l’intera somma utilizzando criptovalute.
Vediamo insieme i detagli di questa acquisizione da record che conferma il peso strategico dei domini nell’economia digitale.
Una visione strategica a lungo termine
Dal 1993 ad oggi: la curiosa storia di ai.com
Il progetto di ai.com: agenti AI personali e debutto al Super Bowl
Perché alcuni nomi a dominio valgono tanto?
Una visione strategica a lungo termine
Non si tratta di un semplice acquisto speculativo, ma di un investimento basato su una visione precisa del futuro tecnologico. Marszalek ha dichiarato che l’opportunità di acquisire AI.com è stata colta guardando ai prossimi dieci o venti anni, periodo in cui l’intelligenza artificiale rappresenterà una delle più grandi rivoluzioni della nostra epoca.
Nonostante la richiesta iniziale del venditore fosse di 100 milioni di dollari, la chiusura a 70 milioni supera nettamente i record storici del settore, come i 49,7 milioni di dollari pagati per CarInsurance.com nel 2010.
Dal 1993 ad oggi: la curiosa storia di ai.com
Nonostante oggi il dominio richiami immediatamente l’intelligenza artificiale, la sua origine è molto diversa. AI.com è stato registrato per la prima volta nel 1993 da una società chiamata Advanced Instruments, che utilizzava l’acronimo per identificare il proprio marchio ben prima che l’AI diventasse un fenomeno di massa.
Lo conferma Wayback Machine, che conserva una versione del sito risalente al 1996.

Solo tre decenni dopo, quell’indirizzo internet è diventato un asset digitale di valore inestimabile grazie alla convergenza tecnologica e alla semplicità del nome.
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Il progetto di ai.com: agenti AI personali e debutto al Super Bowl
Il dominio AI.com è già operativo e funge da base per una nuova piattaforma dedicata agli agenti AI personali. Attraverso questo servizio, gli utenti potranno creare assistenti digitali in grado di gestire messaggi, interagire con diverse applicazioni e persino operare sui mercati finanziari, il tutto protetto da sistemi di crittografia individuale.
Per presentare al mondo questo nuovo brand, Marszalek ha scelto uno dei palcoscenici più prestigiosi e costosi: uno spot durante il Super Bowl, confermando l’ambizione di rendere ai.com un punto di riferimento globale per i consumatori.
Perché alcuni nomi a dominio valgono tanto?
Il valore di un dominio non è stabilito da un listino fisso, ma è influenzato dalla sua capacità di branding e dalla domanda del mercato. Mentre molti indirizzi web possono essere registrati per pochi euro, i cosiddetti domini premium possono raggiungere quotazioni anche milionarie perché sono composti da parole brevi, facili da ricordare e in grado di descrivere interi settori commerciali.
Ne sono esempi nomi come cars.com (valutato oltre 870 milioni di dollari) o LasVegas.com (90 milioni) che dimostrano come un indirizzo web “parlante” possa diventare un vantaggio competitivo imbattibile.
Il prezzo può variare sensibilmente ed è influenzato da fattori come la popolarità del dominio, la sua facilità di memorizzazione, l’anzianità sul web e il valore di mercato intrinseco.
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Nel caso di ai.com, la combinazione tra un nome estremamente breve e il boom dell’intelligenza artificiale ha creato le condizioni ideali per una vendita record, dimostrando che, nel digitale, il valore di un dominio può fare davvero la differenza.

Copywriter, Marketing Specialist e Communication lover. Da sempre appassionata ai libri e alla scrittura, mi occupo di creare contenuti per il web ma non posso rinunciare al mio primo amore: la carta e la penna! Fuori dal web viaggio, cerco di tenermi in forma e soprattutto faccio la mamma.
