WordPress più veloce e più accessibile.

Performance e accessibilità spiegate facili (perché contano per chi visita il tuo sito).

Ok, adesso tocca alle due parole che fanno sbadigliare metà utenti: performance e accessibilità.
Lo so. Sembrano roba da checklist, da sviluppatori, da “poi ci pensiamo”.

Peccato che nella vita reale significano due cose molto semplici:

  • se il sito è lento, la gente se ne va;
  • se il sito è fatto male, la gente se ne va.

Quindi sì: sono “tecnicismi”. Ma con un impatto molto reale. E molto misurabile.

Con WordPress 6.9 “Gene” l’idea è continuare a rendere WordPress più solido, più efficiente, più leggibile, più affidabile. Non per fare bella figura, ma per far funzionare meglio i siti veri.

  1. Performance: velocità = ingaggio.
  2. Accessibilità: non è “politicamente corretto”, è qualità.
  3. I segnali che ti dicono se performance e accessibilità sono un problema.
  4. Come partire bene senza impazzire.
  5. La cosa figa per gli utenti skillati.

Performance: velocità = ingaggio.

Non serve girarci intorno, sul web la pazienza è quella che è.
Se una pagina ci mette troppo a caricarsi, l’utente non pensa “che bel progetto, aspettiamo”. Pensa che è rotto, o che “fa pietà”.

E no, non riguarda solo l’e-commerce. Riguarda:

  • siti vetrina (dove la prima impressione è tutto);
  • blog (dove se scorre male smetti di leggere);
  • landing (dove ogni secondo ti costa conversioni);
  • siti con tante immagini e componenti (cioè quasi tutti).

Vuoi prenotare il ristorante ma prima vedere il menù? Se il sito è lento cosa fai? Abbandoni, chiaro, lo faccio anche io.

Quindi cosa cambia con “Gene”?

Non stiamo parlando di una singola “feature turbo”.
Stiamo parlando di lavoro di fino sulle fondamenta, che nel tempo si traduce in:

  • pagine più fluide nell’uso quotidiano;
  • meno ostacoli nell’esperienza (soprattutto su mobile);
  • una base più robusta per temi, blocchi e funzionalità moderne.

WordPress continua a ottimizzare il suo modo di funzionare inside, così il tuo sito non soffre ogni volta che aggiungi contenuti, blocchi, immagini, layout più ricchi.

“Sì ok, ma io ho già l’hosting”: qui entra la parte importante.

Performance non è mai solo WordPress. È l’insieme:

  • hosting;
  • tema;
  • plugin;
  • immagini;
  • cache, quella sconosciuta;
  • configurazione.

Per questo, quando parlo di WordPress che migliora le basi, mi viene naturale dire una cosa: se vuoi che queste migliorie si traducano in valore vero, serve anche un contesto giusto.

Accessibilità: non è “politicamente corretto”, è qualità.

Accessibilità è un termine che viene spesso trattato male:

  • o come obbligo;
  • o come cosa lontana;
  • o come “tanto non riguarda il mio pubblico”.

Poi succede che il tuo sito lo vedono anche persone con schermi piccoli, connessioni scarse, vista stanca, mani occupate, luce pessima, o semplicemente poca pazienza.

Accessibilità significa che il sito è:

  • più leggibile;
  • più navigabile;
  • più chiaro;
  • più usabile da tutti.

E se è più usabile da tutti, indovina? Funziona meglio per chiunque.

Cosa cambia con “Gene”.

Anche qui non parliamo di un bottone accessibilità.
Parliamo di miglioramenti continui che puntano a rendere l’esperienza più pulita e più solida, soprattutto nei componenti e nei flussi di interazione.

In pratica, si rompono meno cose al variare di dispositivo o modalità d’uso.

I segnali che ti dicono se performance e accessibilità sono un problema.

Ti lascio un mini-check molto basico.

Performance: campanelli d’allarme.

  • Il sito va bene su desktop ma su mobile è una sofferenza;
  • la homepage “pesa” tantissimo (immagini enormi, slider, effetti);
  • apri una pagina e sembra che si carichi a pezzi;
  • ogni modifica peggiora un po’ le cose.

Accessibilità: campanelli d’allarme.

  • Testi lunghi senza spazi e senza gerarchia;
  • contrasto basso (“bello” ma illeggibile);
  • pulsanti piccoli o link difficili da cliccare;
  • menù che su mobile diventa un labirinto.

E se usare il tuo sito pesa a te, figuriamoci ai tuoi visitatori.

Come partire bene senza impazzire.

Se sei all’inizio, la cosa migliore che puoi fare è non creare un sito pesante per sembrare professionale.

Professionalità non è metto tutto.
Professionalità è: caricamento veloce, contenuti chiari, call-to-action leggibile, struttura pulita, ordine!
Meno caos, più controllo.

La cosa figa per gli utenti skillati.

Se sei uno che ci mette mano davvero, la parte interessante è che
WordPress continua a investire nel fatto che un sito moderno è fatto di blocchi, pattern, layout ricchi, ma deve restare performante e usabile.

Quindi per te Gene è un segnale che WordPress non sta andando verso più features a caso, ma verso “più solidità per reggere tutto il resto”.

Ed è la premessa necessaria per parlare della parte AI seriamente.
Perché l’AI sopra una base fragile è solo un giocattolo.
Sopra una base solida, invece, diventa una leva.

Ora che abbiamo chiarito le fondamenta, è il momento di entrare nella parte più interessante: l’AI Experiments Plugin e perché WordPress sta costruendo un’architettura basata su agenti e “abilità” invece di buttare dentro due feature e sperare che basti. Scoprilo nel prossimo articolo.

Questo articolo fa parte di una serie di 7 contenuti dedicati a spiegare come funziona WordPress oggi e cosa è cambiato negli ultimi aggiornamenti.
Ogni articolo affronta un tema preciso (editor, struttura delle pagine, performance, AI) con esempi pratici e senza tecnicismi inutili, per chi ha già un sito e per chi sta pensando di crearne uno.

Leggi gli altri articoli della serie qui:
1. WordPress 6.9 “Gene”: cosa cambia.
2. WordPress come workspace: meno caos, più lavoro
3. Design in WordPress: meno “lotta coi blocchi”, più risultati puliti.
4. WordPress più veloce e più accessibile.
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