Come scrive l’AI? I “tic linguistici” che svelano i bot

Come scrive l'AI? I "tic linguistici" che svelano i bot

Come riconoscere i testi scritti dall’AI: Lo studio sulle parole e sulla punteggiatura che rischiano di omologare il web.

La creazione di contenuti sul web sta affrontando una trasformazione senza precedenti, ma anche un enorme rischio di omologazione. Da quando i sistemi di intelligenza artificiale generativa sono diventati di uso comune, il web ha iniziato a riempirsi di testi che, a un occhio attento e soprattutto agli occhi degli algoritmi di ricerca, mostrano schemi grafici, sintattici e verbali estremamente ripetitivi.

Vediamo insieme quali sono i “tic linguistici” che rischiano di standardizzare il web e come riconoscere i contenuti scritti dai bot per proteggere il posizionamento del tuo sito.

Come scrive l’intelligenza artificiale?
Il boom dell’AI sul web: 1 pagina su 3 è scritta da bot
I 4 “tic linguistici” dell’AI: come i bot si fanno scoprire
La “blacklist” delle parole che piacciono all’AI
SEO e Google: Perché il contenuto AI rischia di diventare contenuto duplicato
Come “umanizzare” la scrittura ed evitare penalizzazioni

Come scrive l’intelligenza artificiale?

A dare una risposta scientifica a questa domanda è un recente e approfondito studio condotto dal Pew Research Center, che ha analizzato un campione mastodontico di 490.000 testi di pagine web in lingua inglese estratti dal repository pubblico Common Crawl.

I risultati sono straordinari e mettono in luce i cosiddetti “tic linguistici” dell’AI: costrutti, punteggiatura e parole che i modelli linguistici utilizzano in modo sproporzionatamente maggiore rispetto agli esseri umani.

Abbiamo analizzato questa ricerca per offrirti una guida pratica su come evitare che i tuoi contenuti vengano percepiti come “robotici” e, di conseguenza, declassati da Google.

Il boom dell’AI sul web: 1 pagina su 3 è scritta da bot

I dati emersi dallo studio confermano un trend innegabile: l’AI fa ormai parte della nostra quotidianità editoriale. Analizzando il web dal 2023 a oggi, i ricercatori hanno scoperto che il 10% di tutte le pagine internet attuali presenta tracce rilevanti di scrittura o formattazione da parte dell’intelligenza artificiale.

Il dato più impressionante emerge escludendo i siti web storici creati prima dell’avvento di ChatGPT. Se consideriamo solo le pagine nate dopo la fine del 2022, il 35% di esse (oltre un terzo del nuovo web) mostra chiari segni di scrittura generativa.

Questo fenomeno sta alimentando tra gli esperti la cosiddetta “teoria dell’internet morto” (Dead Internet Theory), secondo la quale ci stiamo avviando verso un web in cui saranno i chatbot a dialogare e produrre contenuti tra di loro, escludendo progressivamente il valore della scrittura umana.

Per chi si occupa di SEO e di business online, questo scenario rappresenta un pericolo concreto: la perdita di originalità.

Leggi anche “Un terzo del web è scritto dall’AI: cosa cambia per la SEO?

I 4 “tic linguistici” dell’AI: come i bot si fanno scoprire

I Large Language Models non commettono veri e propri errori grammaticali, ma tendono a preferire in modo intensivo alcune formulazioni e segni di punteggiatura precisi per semplificare la sintassi o dare enfasi. Lo studio di Pew Research ha identificato 4 macro-tendenze che si sono letteralmente impennate sul web dal 2023 all’inizio del 2026.

L'impennata dei tic linguistici dell'AI sul web dal debutto di ChatGPT a oggi. Dati in frequenza per ogni 10.000 parole elaborati dal Pew Research Center su dati Common Crawl.

1. Il trattino lungo (Em Dash «—»)

Il trattino lungo è forse il segno grafico più caratteristico dell’AI. I cervelli robotici lo adorano come alternativa alle classiche virgole o parentesi per introdurre incisi o spezzare ragionamenti complessi.

Secondo i dati dello studio, la frequenza di questo carattere nei testi online è quasi raddoppiata, passando da 5,79 a 11,19 utilizzi ogni 10.000 parole.

2. La virgola di oxford (Oxford Comma)

Molto comune nella convenzione di scrittura inglese, si tratta della virgola posta subito prima della congiunzione finale in un elenco (ad esempio: “l’AI può generare video, testi, e immagini”). Sebbene in italiano questa virgola possa sembrare superflua o errata, nei testi generati o tradotti dall’AI la sua presenza è cresciuta del 63%, balzando da 34,04 a 55,51 volte ogni 10.000 parole.

3. Il vocabolario tipico dell’AI

Esiste una lista di parole “preferite” dai bot che compaiono con una frequenza anomala rispetto alla scrittura naturale umana. Questo catalogo di vocaboli tipici è passato da una media di 11,94 apparizioni nel 2023 a ben 26,02 all’inizio del 2026 per ogni 10.000 parole (più che raddoppiato).

4. Il parallelismo negativo

A livello di struttura sintattica, l’AI affida gran parte della sua enfasi al “negative parallelism”. Si tratta di frasi strutturate sul modello: “Non serve solo a informare, serve a influenzare” oppure “Non è solo una questione di X, ma un riflesso di Y”.

La negazione iniziale non è un vero “no”, ma serve a introdurre un concetto per rafforzarlo nella seconda parte. Questo costrutto è quasi triplicato sul web, crescendo del 171% (da 0,87 a 2.36 utilizzi ogni 10.000 parole).

La “blacklist” delle parole che piacciono all’AI

I modelli linguistici non scelgono le parole in base allo stile o all’emozione, ma seguendo calcoli di probabilità statistica. Questo li porta a prediligere una serie di termini formali e di transizione che appesantiscono la lettura.

Sebbene lo studio del Pew Research Center si riferisca principalmente alla lingua inglese, chiunque utilizzi strumenti come ChatGPT si sarà accorto che questi termini si riflettono costantemente anche anche nei testi in italiano a causa delle logiche di traduzione interna dei modelli.

I ricercatori hanno catalogato 27 parole sovrautilizzate dall’AI. Ecco le più celebri riscontrate sul web, affiancate dal loro corrispettivo italiano preferito dai bot:

  • Delve (Approfondire / Scavare a fondo): È in assoluto il marcatore verbale più abusato, raddoppiato nei testi online.
  • Tapestry (Arazzo / Intreccio): Utilizzato spessissimo in senso figurato, specialmente nelle conclusioni (es. “l’arrazzo della vita”).
  • Testament (Testimonianza / Testamento): Presente in formule fisse come “a testament to” (testimonianza di).
  • Interplay (Interazione / Intreccio / Interazione complessa).
  • Crucial (Cruciale / Cardine ).
  • Landscape (Panorama / Scenario / Paesaggio competitivo).
  • Meticulous (Meticoloso / Accurato).
  • Vibrant (Vibrante / Vivace).
  • Additionally (Inoltre / In aggiunta).
  • Foster / Enhance (Incoraggiare / Favorire / Migliorare).

Questi termini non sono errori, sono parole correttissime, ma il loro utilizzo ripetitivo e prevedibile agisce come una “firma digitale” che svela l’intervento della macchina.

Per chi si occupa di SEO, sostituire queste parole con alternative più spontanee (ad esempio “analizzare” al posto di “approfondire”, o “settore” al posto di “panorama”) è il primo passo fondamentale per differenziarsi e farsi premiare dagli algoritmi di Google.

SEO e Google: Perché il contenuto AI rischia di diventare contenuto duplicato

Un errore comune è pensare che Google penalizzi i testi semplicemente perché scritti con l’ausilio dell’AI. Le linee guida ufficiali di Google chiariscono che il focus è sulla qualità del contenuto e non sul mezzo utilizzato per produrlo.

Leggi anche “Cosa ne pensa Google dei contenuti generati con l’AI?

Ecco dove scatta la trappola della penalizzazione e del contenuto duplicato indiretto:

  1. Mancanza di EEAT (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness): Gli algoritmi di Google (in particolare il Helpful Content System) sono addestrati per premiare l’esperienza vissuta e l’originalità. Un testo che utilizza continuamente il vocabolario standard dell’AI viene percepito come “già visto”, privo di opinioni fresche o dati proprietari.
  2. Omologazione e “perplessità” prevedibile: Poiché milioni di siti web generano articoli partendo dagli stessi prompt e dagli stessi modelli, i testi finiscono per somigliarsi tutti sia nella struttura sintattica che nella scelta delle parole. Google riconosce questa mancanza di valore aggiunto e tende a scansionare, indicizzare o posizionare solo la fonte originale o quella autorevole, declassando le altre come “contenuti duplicati o di scarso valore”.
  3. User Experience penalizzata: Un utente che legge per l’ennesima volta introduzioni con “Nel panorama digitale odierno, è cruciale approfondire…” abbandona rapidamente la pagina, aumentando il tasso di rimbalzo (bounce rate). Questo segnale negativo dice a Google che la pagina non è utile.

Come “umanizzare” la scrittura ed evitare penalizzazioni

Come fare, quindi, a sfruttare l’efficienza dell’intelligenza artificiale senza compromettere la SEO?

Ecco la nostra ricetta pratica:

  • Elimina i vocaboli “spia”: Fai una ricerca manuale nel tuo testo prima di pubblicarlo ed elimina termini come “cruciale”, “meticoloso”, “vibrante”, o incipit figurati come “arazzo”. Sostituiscili con sinonimi più vicini alla lingua parlata o con espressioni dirette.
  • Rompi la geometria sintattica: Se noti un uso eccessivo di trattini lunghi o la ripetizione del parallelismo negativo (“Non solo… ma anche…”), riscrivi la frase. Alterna frasi brevi e incisive a spiegazioni più distese.
  • Includi dati ed esperienze reali: L’AI non può inventare un caso di studio reale della tua azienda. Inserisci citazioni di esperti del tuo team, immagini originali, screenshot dei tuoi prodotti e dati proprietari.
  • Scegli un Hosting e una Piattaforma performante: Ricorda che la SEO non è solo testo. Un sito veloce, sicuro e ospitato su un Hosting per WordPress veloce e ottimizzato per la SEO è la base tecnica fondamentale per permettere ai tuoi contenuti di posizionarsi al meglio su Google.

L’intelligenza artificiale è un copilota straordinario per superare il blocco dello scrittore e strutturare le idee. Ma il tocco finale, l’ironia, l’esperienza sul campo e l’ottimizzazione SEO sartoriale spettano ancora, per fortuna, all’essere umano.

Leggi anche “I vantaggi dell’uso dell’AI nella creazione dei contenuti

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