Identità digitale: l’Italia batte l’Europa per frequenza d’uso

L’Italia si distingue per un’elevata adozione dell’identità digitale SPID e CIE per l’accesso ai servizi della PA, con dati di utilizzo molto significativi rispetto ad altri Paesi europei.

L’Italia si conferma un vero e proprio laboratorio d’eccellenza per l’identità digitale. Mentre l’Europa si muove a diverse velocità verso una piena digitalizzazione, il nostro Paese ha saputo costruire un ecosistema solido basato su due pilastri: lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) e la CIE (Carta di Identità Elettronica).

Ma come ci posizioniamo rispetto ai nostri vicini europei e cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Scopriamo insieme i dati, le differenze di modello e l’evoluzione verso il portafoglio digitale unico europeo.

Italia leader per frequenza d’uso e penetrazione

L‘Italia si distingue nel panorama continentale per un’elevata adozione dell’identità digitale, con numeri che testimoniano una partecipazione attiva dei cittadini ai servizi della Pubblica Amministrazione. A ottobre 2025, si contano 41,5 milioni di identità SPID attive, coprendo l’82% della popolazione maggiorenne.

Ciò che impressiona maggiormente è la frequenza d’uso: il sistema SPID si attesta complessivamente a 1,3 miliardi di accessi annui nel 2025, con una media di circa 2,7 accessi mensili per utente.

Parallelamente, anche la CIE mostra una crescita costante: sono 48,4 milioni i cittadini con una carta fisica in corso di validità, circa 9 milioni hanno già attivato le credenziali digitali tramite l’app CieID, registrando 73,7 milioni di accessi nei primi otto mesi del 2025, superando già il totale dell’intero anno precedente.

Fonte: osservatori.net

Modelli a confronto: perché l’Italia corre più veloce

Il successo italiano risiede in un modello che ha saputo bilanciare semplicità e capillarità. Molti paesi europei si sono concentrati sull’uso della eID fisica (la carta d’identità nazionale) come strumento primario, con un’adozione spesso più lenta a causa di barriere tecniche o processi di attivazione complessi.

Un esempio emblematico è la Germania: nonostante tutte le carte d’identità elettroniche possiedano la funzione eID, solo il 35% della popolazione adulta l’ha effettivamente attivata, e appena il 9% degli individui l’ha utilizzata per accedere ai servizi online nel 2023.

In Italia, la scelta di coinvolgere provider privati per la gestione dello SPID ha favorito una promozione più dinamica e una maggiore facilità di attivazione, rendendo l’accesso ai servizi online più immediato e flessibile rispetto alle smart card fisiche.

I vantaggi dello SPID come “chiave digitale” quotidiana

Se l’Italia si posiziona oggi come un’eccellenza europea nell’interazione digitale, il merito va in gran parte alla flessibilità dello SPID, che offre un’esperienza d’uso più immediata e meno vincolata all’hardware.

Mentre la CIE è spesso percepita come un’estensione digitale di un documento fisico per un uso più episodico, lo SPID agisce come una vera “chiave digitale” pensata per la quotidianità. Il sistema è infatti risulta più flessibile e immediato rispetto alla CIE grazie alla sua semplicità di autenticazione tramite notifiche push o SMS, senza la necessità di supporti fisici dedicati.

Questa indipendenza dal supporto fisico garantisce continuità operativa anche in caso di smarrimento del documento e, grazie all’operato degli indentity providers privati, offre canali di assistenza strutturati e immediati rispetto al supporto frammentato tra enti diversi della CIE.

È proprio questo modello duale, trainato dall’accessibilità dello SPID, ad aver permesso all’Italia di superare le barriere tecniche che ancora limitano l’uso reale delle eID in molti altri Paesi UE.

Regolamento eIDAS e interoperabilità europea

Nonostante le differenze nazionali, l’Europa lavora per l’integrazione. Grazie al regolamento eIDAS, i sistemi di identità digitale sono progettati per essere interoperabili. Questo significa che i cittadini italiani possono già utilizzare SPID e CIE per accedere ai servizi pubblici in 23 paesi dell’Unione Europea, e allo stesso modo i cittadini UE possono utilizzare i propri sistemi nazionali per interfacciarsi con la PA italiana.

Attualmente in UE esistono 22 progetti di digital identity wallet, di cui 11 già operativi, sebbene nessuno sia ancora pienamente certificato secondo i nuovi standard eIDAS2. Questa infrastruttura comune è la base su cui poggerà il futuro della cittadinanza digitale europea.

Il futuro è l’EUDI Wallet: verso l’integrazione del 2026

L’evoluzione naturale di questi sistemi è l’European Digital Identity Wallet (EUDI Wallet). Entro il 2026, questo strumento unico integrerà le credenziali esistenti (come SPID e CIE) in un solo “portafoglio digitale” armonizzato a livello europeo. L’EUDI Wallet permetterà non solo di accedere ai servizi pubblici e privati, ma anche di archiviare documenti legali e apporre firme elettroniche vincolanti in tutti gli Stati membri.

In Italia, questo percorso è già tracciato dallo sviluppo dell’IT Wallet, integrato nell’app IO. Ad oggi, circa 7 milioni di italiani hanno attivato la funzionalità “Documenti su IO”, memorizzando oltre 11 milioni di documenti tra patenti e tessere sanitarie.

Gli italiani si confermano anche i più interessati a questa innovazione: il 56% degli utenti dichiara curiosità verso l’EUDI Wallet, una percentuale significativamente superiore a quella di Spagna (49%), Germania (39%) e Francia (37%).

L’Italia, con la sua solida base di utenti già abituati all’identità digitale, è dunque in prima linea per guidare la transizione verso un futuro in cui i nostri documenti saranno sempre a portata di smartphone, in totale sicurezza e validità europea.

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